Abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Jodie Stewart, storica australiana o, come ama definirsi, cat historian: una studiosa che ha saputo unire rigore accademico a una passione viscerale per i gatti e per gli archivi. Ricercatrice premiata all’Università di Wollongong, ha ricevuto il Professor Jim Hagan Memorial Prize e il Deen De Bortoli Award for Applied History. Jodie vive nel territorio Djiringanj insieme ai suoi gatti, Poppy-girl e Catty, e alla sua bulldog, Luna.
Jodie Stewart è autrice di The Cats of Australia, pubblicato da HarperCollins, un’opera che restituisce ai gatti il loro posto nella storiografia ufficiale. Dai campi di battaglia della Grande Guerra ai dibattiti parlamentari sulla gestione felina, Jodie li ritrova dove nessuno li aveva cercati: al centro della storia sociale e politica australiana.
Il suo lavoro suggerisce ciò in cui crediamo anche noi: i gatti non sono un capitolo minore della storia, ma uno strumento per leggerla in profondità. Ponendoli al centro dell’analisi, rivelano quello che le narrative ufficiali hanno lasciato nell’ombra. Per secoli i gatti hanno vissuto nelle case degli australiani, sui loro campi di battaglia, sulle loro navi, ma senza mai entrare nella storia ufficiale. Finora. Jodie Stewart ha deciso di capire perché. Con anni di archivio alle spalle e una gatta di nome Poppy accanto.
The Cats of Australia è disponibile in preordine qui.
Trovate Jodie Stewart su Instagram @aculturalhistoryofcats.

È un piacere conoscerti! Una volta concluso il dottorato in storia, hai deciso di dedicarti alla storia dei gatti: cosa ti ha portato a questa scelta?
La risposta breve è: ho preso un gatto! O meglio, un gatto si è degnato di amarmi. Che ci crediate o no, ero una convinta amante dei cani, ce l’avevo nel DNA. Il mio adorato nonno materno era un grande appassionato di cani e ne decantava le virtù con chiunque. Era fermamente convinto che i cani impartiscano lezioni di vita fondamentali. Per giudicare il valore morale di una persona, diceva sempre “Non ci si può fidare di chi non ama i cani”.
In Australia, i cani sono celebrati ed esaltati come costruttori della nazione. In quanto specie introdotta, soprattutto quelli da lavoro, furono presto accolti come figure imprescindibili del progetto coloniale maschile. Lavoravano nelle fattorie e affiancavano i coraggiosi pionieri bianchi. I gatti, invece, erano spesso considerati animali domestici (i “piccoli amici” di donne e dei bambini) oppure, all’opposto, dei fastidiosi parassiti. Proprio come le donne e i bambini sono stati esclusi dalle narrazioni nazionali, così sono stati esclusi anche i gatti.
Ho sempre avuto una grande passione per la storia, e in particolare per il mestiere della narrazione storica. Con il mio dottorato mi sono concentrata sull’impatto della storiografia indigena sulle relazioni tra comunità aborigene e coloni bianchi in una piccola città della costa meridionale del Nuovo Galles del Sud, in Australia. La storia e le storie che raccontiamo su di noi, come individui e come soggetti nazionali, influenzano il modo in cui ci relazioniamo con le persone, i luoghi e gli animali che incontriamo. La storia è importante.
Quando mi sono innamorata perdutamente di un gatto mi sono ritrovata ad essere, al tempo stesso, affascinata e irritata dal rapporto che in Australia si ha con questi animali. Un rapporto basato in gran parte sulle storie che venivano raccontate su di loro. Amavo il mio gatto, davvero, e mi lasciava perplessa il fatto che le storie d’amore felino fossero state escluse dalla storia del rapporto uomo-gatto nel nostro Paese. Volevo capire il mio stesso amore, così enorme e sconcertante, e perché nella nostra memoria storica non ci fosse traccia del nostro affetto antico e profondo per i gatti. Così ho cominciato a cercarlo, e come i peli di gatto sul maglione preferito, l’ho trovato ovunque!

Hai attualmente in casa qualche “assistente di ricerca a quattro zampe”? Quanto influenza la tua vita con i gatti il tuo modo di scrivere?
Si scrive decisamente meglio con un gatto! E ho la fortuna di essere amata, e a volte sopportata, da due splendide gatte: Poppy, la gatta del cuore, e Catty, la mia primissima gatta. Ho anche sei nipoti-gatto — Cecil, Ginny, Winnie, Daisy, Teddy e Stevie — che vado a trovare spesso. Cecil al momento sta da noi e si sta godendo una vita decisamente viziata.
Trovo che la scrittura sia al tempo stesso un supplizio e una gioia. A volte le parole arrivano come un fiume in piena, altre volte sgocciolano a fatica per poi essere divorate dal tasto Canc. Mentre lavoravo alla prima stesura, Poppy spesso dormiva accoccolata accanto a me sul divano del mio studio. Nei momenti di frustrazione, o nelle giornate in cui scrivere è particolarmente faticoso, mi sdraiavo vicino a lei e mi stringevo per sentire le sue fusa delicate. I benefici terapeutici delle fusa sono cosa nota tra gli amanti dei gatti. La “fusa-terapia” di Poppy mi ha tenuta a galla per molti anni. Spesso, però, una rapida sessione di “fusa-terapia” si trasformava in un pisolino di un’ora. È un rischio professionale per chi scrive da casa con i gatti!
A volte non riesco a credere alla fortuna di poter ricercare e scrivere di gatti con un gatto al mio fianco. Ho davvero il lavoro più bello del mondo!
Nel libro scrivo che la vicinanza dei miei gatti e le loro fusa sono state un promemoria costante del fatto che stavo facendo un lavoro importante, forse il più importante. La storia di Poppy e Catty, e quella di tutti i gatti che compongono il caleidoscopio del passato australiano, è importante quanto la mia. Le loro vite e le loro storie contano. Poppy e Catty me lo ricordano ogni giorno con i loro miagolii insistenti, le testate affettuose e gli agguati improvvisi da sotto il letto.

Non vedo l’ora di immergermi in The Cats of Australia, potresti offrirci un piccolo assaggio dei temi del libro?
The Cats of Australia è una storia d’amore. Parla del profondo impatto che il legame tra uomini e gatti ha avuto sulla vita degli australiani, e dei mille modi in cui i gatti hanno plasmato il panorama culturale, sociale, economico e persino politico del Paese. Ma, come diremmo per uno stato sentimentale su Facebook, “è complicato”. Al grande amore si accompagnano emozioni antitetiche: l’odio, la vergogna, il dolore, persino l’indifferenza.
Nel libro metto in primo piano la storia d’amore della nazione con i gatti attraverso quelle storie, apparentemente “minori”, di individui e famiglie che sono stati profondamente trasformati dal rapporto con i gatti. Ho avuto il privilegio di stare vicino a persone come Barry York, emigrato britannico-maltese che aveva portato con sé il suo amore per i gatti quando era sbarcato sulle coste australiane nel 1954; Anthorr Nomchong, che aveva sfidato le aspettative sociali adottando una gatta di nome Bandit e addestrandola fino a ottenerne il riconoscimento ufficiale come primo gatto di assistenza del Territorio della Capitale Australiana; la famiglia Lonesborough — Gary, Gary Jr., Ryan e Hayleigh — una famiglia indigena che vive nell’Australia coloniale e ha condiviso generosamente con me le proprie storie di affetto felino; e Bob Williams, che nel 2023 ha navigato nella regata Sydney-Hobart con il suo gatto Oli al fianco. Mi sono soffermata sulle loro storie per mostrare come piccoli gesti d’amore verso un gatto possano avere un impatto grande e storicamente significativo.
Ho affrontato anche temi più ampi: i dibattiti nazionali degli anni ‘90 sulla gestione dei gatti; come all’alba del nuovo millennio il gatto sia passato da eroico cacciatore di conigli a vituperato “eco-criminale”; e come i gatti siano stati usati tanto per romanticizzare quanto per criticare il ruolo della donna nei primi decenni del Novecento.
Ho esaminato inoltre la presenza dei gatti nella politica australiana e ho dedicato interi capitoli al ruolo che hanno avuto in casa e sui campi di battaglia della Grande Guerra. Non mancano le storie degli amatissimi e indomiti gatti di bordo.
C’è anche un po’ della mia storia personale, mentre cerco di capire quello che chiamo il mio “amore immenso” . Dico sempre che ho scritto questo libro per tutti gli amanti dei gatti e per tutti i gatti, ma spero che lo leggano anche gli amanti dei cani, e quelli che sostengono di “non amare i gatti”. È una storia sui gatti in Australia, ma è anche la storia dell’Australia e di come, nel bene e nel male, i gatti abbiano contribuito a plasmarla. Un libro che dovrebbe appassionare chiunque sia interessato alla storia felina e alla storia sociale e culturale australiana.
Se dovessi scegliere una storia del libro che sei particolarmente orgogliosa di aver riportato alla luce, quale sarebbe?
Sarebbe sicuramente quella di Frank ed Elva Legg. Frank era un famoso conduttore radiofonico degli anni ‘40 e ‘50, veterano della Seconda Guerra Mondiale e corrispondente di guerra, che divenne un appassionato amante dei gatti dopo aver sposato Elva Gregory nel 1949.

In Australia abbiamo un profondo legame con il nostro passato militare. Uno dei miti sulle nostre origini più radicati e potenti è quello della partecipazione dell’Australian Imperial Force (AIF)alla campagna di Gallipoli nel 1915. Secondo molti (tra cui lo storico della Prima Guerra Mondiale australiana, Charles W. Bean) è proprio sulla spiaggia di Gallipoli che nacque la nazione australiana. Fu lì che gli uomini d’Australia furono messi alla prova e si dimostrarono degni di riconoscimento nazionale. L’Anzac Day, il 25 aprile, commemora lo sbarco dell’AIF a Gallipoli e rimane il giorno festivo nazionale non ufficiale dell’Australia. Una ricorrenza di peso assoluto nel calendario nazionale: criticare l’Anzac Day o la glorificazione della guerra rischia di trasformare chiunque in un paria.
La storia di Frank Legg non è molto nota, ma compare nelle ricostruzioni storiche della partecipazione australiana alla Seconda Guerra Mondiale, in particolare nel teatro del Pacifico e in Medio Oriente. Frank combatté nel famoso assedio di Tobruk, durante il quale le truppe australiane fronteggiarono le forze italiane e tedesche rimanendo “intrappolate come topi”. Da allora i soldati furono chiamati i “Topi di Tobruk”. La storia di quella battaglia è diventata parte della mitologia bellica nazionale, e la leggenda dei Topi, gli uomini australiani della 9ª e della 7ª divisione, è entrata nell’immaginario collettivo.
Scoprire che Frank Legg, celebre veterano e Topo di Tobruk, amava i gatti è stata una trovata preziosa, perché contraddice la mitizzazione stereotipata dei soldati australiani in guerra. Aggiungere i gatti alla storia di Frank Legg significa aggiungere complessità e profondità. I suoi gatti e il suo amore per loro gettano luce sul suo mondo emotivo e, più in generale, su quello degli ex soldati nell’Australia del dopoguerra.
Credo che, aggiungendo più umanità alla storia del coinvolgimento australiano in guerra, saremo in grado di comprendere meglio il profondo impatto che guerra e conflitti hanno sulla nazione e su di noi, al di là delle mitologie semplificate e della propaganda politica. Ho trovato una citazione di Stephen Murray-Smith che si addice perfettamente a questa idea. Quando Murray-Smith scoprì al Museo Marittimo di Greenwich il tributo che il navigatore britannico dell’Ottocento Matthew Flinders aveva scritto per il suo gatto Trim, disse che quel documento “ci rivela tanto della sua personalità e della sua umanità quanto, forse, tutta la sua opera pubblicata messa insieme”. Flinders avrebbe poi pubblicato postumo Voyage to Terra Australis, destinato a diventare un testo di straordinaria influenza per la navigazione navale britannica e per la colonizzazione dell’Australia.
Sono immensamente orgogliosa di aver reinterpretato la storia di Legg attraverso questa lente felina. Il suo amore per i gatti offre un ritratto più sfumato e umano del soldato australiano. Legg stesso non amava i rigidi stereotipi e i miti costruiti attorno al soldato australiano o digger, come veniva affettuosamente chiamato. Forse sarebbe fiero di questa versione della sua storia: più emotiva, e un po’ più “pelosa”.
Qual è stato il luogo o l’archivio più inaspettato in cui ti ha portato la ricerca?
I gatti compaiono nei posti più strani e meravigliosi. Non mi aspettavo, per esempio, di trovare una storia esilarante sui gatti negli storici verbali parlamentari dell’Hansard, eppure lì, nascosta ma comunque in bella vista, c’era la vicenda di alcune centinaia di gatti inviati in un remoto insediamento dell’Australia Occidentale nel tardo ‘800 per risolvere il cosiddetto “problema dei conigli”. A quanto pare, per racimolarne così tanti, furono sottratti dai portici di casa alcuni gatti di razza. Il dibattito su quell’episodio e sulle sue conseguenze (alcune “vecchie signore” alquanto indignate) documentato nell’Hansard del governo dell’Australia Occidentale, è una di quelle rarissime gemme d’archivio per la sua pura comicità.
I gatti sono ovunque negli archivi e possono lasciare impronte vistose, ma sanno anche essere sfuggenti: appaiono dalla penombra per un istante, poi scompaiono, lasciando solo una traccia minima, a volte indecifrabile. I soldati sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale, per esempio, scrivevano a casa per raccontare della propria esperienza bellica (le condizioni dell’accampamento, la salute dei compagni) e poi, quasi en passant, inserivano poche parole su un gatto. In questi casi il gatto compare per un attimo, lasciando intravedere un baffo o facendo sentire un lieve miagolio riecheggiante nelle parole “abbiamo un gatto”. Altre volte le persone scrivevano veri e propri trattati sul proprio gatto, come Matthew Flinders o la celebre scultrice Ola Cohn, che nel suo libro pubblicato, Mostly Cats, parlava a lungo dei gatti della sua vita.

Ho provato particolare piacere nello scovare gatti nelle opere lasciate dai bambini. Tra la fine dell’800 e gli anni ‘50 del ‘900, la pagina per bambini dei giornali locali era un luogo popolare dove i più giovani potevano mettere in mostra il loro talento letterario. I bambini erano incoraggiati a scrivere alla sezione per ragazzi del giornale locale, condividendo storie, poesie e fotografie. Molti di questi contributi riguardavano gatti. Ho trovato opere letterarie e fotografiche di una dolcezza e una tenerezza uniche, dedicate ai loro gatti dai giovani autori, che testimoniano l’importanza del legame tra bambini e felini. Durante la Prima Guerra Mondiale, per esempio, i bambini scrivevano spesso a queste rubriche raccontando con affetto i loro gatti insieme alle preoccupazioni per gli amici e i familiari al fronte. Quelle lettere offrono uno spaccato prezioso sul mondo emotivo e sociale dell’infanzia nel passato australiano. È stato un privilegio enorme dare voce a questi bambini e ai loro gatti.


Se potessi tornare indietro nel tempo e incontrare un gatto che hai trovato nella tua ricerca, chi sceglieresti?
Che domanda fantastica! Di gatti da scegliere ce ne sono tantissimi, è come dover scegliere il proprio figlio preferito!
Ho trovato la storia di un uomo di nome Keith Slapp che vestiva il suo gatto di soli dodici mesi, Smokey, con un’uniforme da soldato per raccogliere fondi per la sezione di Redlands Bay (Queensland) dell’Australian Comforts Fund durante la Seconda Guerra Mondiale. Smokey indossava una divisa completa di cappello d’ordinanza (slouch hat), fucile e borraccia, e la gente pagava per vederlo. Smokey era solito anche partecipare alle riunioni del Comforts Fund seduto sul manubrio della bicicletta di Keith.

Smokey era un gatto davvero in gamba! E anche Keith era straordinario. Aveva cucito il costume di Smokey con la macchina da cucire di sua madre. Quindi, mentre i soldati partivano per diventare carne da macello nelle guerre altrui e oggetto delle narrazioni nazionalistiche di qualcun altro, Keith cuciva uniformi da soldato per il suo gatto con la Singer di sua mamma. Immaginate se gli uomini passassero il tempo a cucire costumi per gatti con le Singer delle loro madri invece di scatenare conflitti.
Amo tantissimo Keith e Smokey: sono una di quelle coppie uomo-gatto che mi ricordano perché il mio lavoro abbia senso.
